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Cinco Décadas de Cuento Mexicano. Antología. Perea, Pitman, Taylor, Tedeschi, Valenzuela

Cenerentola umiliata (Italiano)

Paola Tinoco



Da tre anni era quasi un rituale: lui beveva, la insultava e quelli che erano presenti in quel momento facevano finta di niente. Stavolta il litigio era avvenuto in una di quelle feste in cui entrambi avevano l’abitudine di rientrare all’alba però Gabriela non sopportò oltre la mezzanotte e uscì furiosa dicendo a se stessa che sarebbe stata l’ultima. 

Si sentì presa in giro perché fino a quel momento non era stata altro che l’accompagnatrice di un ubriacone e questo non le procurava alcun vantaggio. Il lavoro che le aveva promesso quando iniziarono a uscire non era mai arrivato, e i contatti che le aveva assicurato per iniziare ad avere qualche contatto erano dei fantasmi. Tutto quello che poteva aspettarsi da lui erano una notte di sesso mediocre e la promessa di un vestito nuovo. Nonostante ciò, Gabriela restava con lui. Aveva ricordi peggiori di altre relazioni, almeno in questa non c’erano botte o spose offese che la minacciavano. 

Attirava le relazioni conflittuali? Probabilmente, però non aveva trovato il modo di uscire da quella situazione e forse nemmeno lo stava cercando. Il problema non era che Roberto avesse alzato la voce con lei in pubblico ma che era un povero diavolo e quello che prima non le importava, le risultava ora difficile da sopportare.

La rabbia stava quasi per farle scendere una lacrima quando un altro degli invitati uscì fuori a prendere un po’ d’aria. Erano gli unici fuori dalla casa sicché l’uomo si sentì in qualche modo in dovere di avvicinarsi e di offrirle una sigaretta: lei la accettò anche se in realtà non fumava. Vedendolo da vicino si rese conto che era uno degli osservatori del suo diverbio con Roberto.

–Quel tipo è un cafone, eh? Commentò l’estraneo mentre accendeva prima la sigaretta di lei e poi la sua. Gli passò per la testa l’idea che la ragazza potesse offendersi come spesso succedeva alle donne quando qualcuno cercava di difenderle e loro non volevano essere difese, ma non successe.

–Lo è eccome, che imbecille! Se avessi ricevuto due monete ogni volta che mi ha offeso in pubblico o in privato, ora sarei ricca e non verrei a queste feste noiose per trovare un lavoro.

–Ne cerca uno? Perché io la pagherei più di due monete per lasciarsi insultare

Gabriela abbandonò la sua espressione seria e rise di gusto per quella che le sembrava una battuta di quel sessantenne ben vestito.

–Scherza?

–No –rispose l’uomo con tono serio– La pagherei mille pesos se si lasciasse insultare in pubblico come oggi lo ha permesso al suo fidanzato.

–Quell’imbecille non è più il mio fidanzato!

–Quello che è. Che mi dice? Accetta l’accordo?

–Dice sul serio? Domandò di nuovo incredula.

–Assolutamente.

Gabriela pensò al denaro che le stavano offendo prima che qualsiasi altra cosa le passasse per la testa. Quando volse lo sguardo nuovamente verso il suo interlocutore decise di non dare importanza a quella strana proposta.

–Lei è pazzo

–Forse ho solo bisogno di un po’di rispetto– insistette il vecchio.

–E insultarmi in pubblico la renderà rispettabile?

–Probabilmente no, però riceverò un po’ di attenzione… Però lasci a me la mia storia, non gliela racconterò, mi dica solo se accetta quello che le propongo.

Lei guardò per terra e poi si rivolse a lui.

–Per quando sarebbe?– rispose timidamente.

L’uomo aspirò un tiro dalla sua sigaretta e rimase pensieroso qualche secondo prima di rispondere.

–Tra un paio di settimane mi riunirò con i miei amici per un cocktail. Lei verrà in qualità di mia accompagnatrice e…

–E per lei è chiaro che non faremo sesso?

–Chiarissimo. Alla mia età risulta più eccitante l’idea di insultare una bella donna che di farci l’amore.

–Posso chiedere perché?

–No, non può. Accetti il denaro se le fa comodo. Gabriela cercò nella sua borsa un taccuino ma non trovò niente di meglio di un tovagliolino di carta. Vi scrisse il suo numero di telefono e glielo diede.

–Le lascio i miei recapiti. Mi chiami. Ora vado. Non ho intenzione di rientrare alla festa con quel deficiente che mi insulta gratis.

–Fa bene. Gli insulti gratuiti sono di cattivo gusto.

Il sabato pomeriggio era decisa a dire di no all’uomo che aveva conosciuto alla festa. Era stata tutto il tempo con il telefono in mano e aveva fatto le prove di quello che gli avrebbe detto: “Mi scusi, però ci ho pensato meglio e la verità non mi sento capace di dare questo spettacolo… Non lo farò”. Spettacolo. Ne aveva già dati una dozzina in forma gratuita, eppure la proposta continuava ad avere dei tratti di pazzia. Quando il vecchio la chiamò, Gabriela si dimenticò del suo discorso. Decisero di vedersi alle otto fuori al portone di casa sua. “Vestito da cocktail, non lo dimentichi”. Lei ci tenne a ricordargli che non ci sarebbe stato sesso tra di loro.

Lui le assicurò che non gli interessava altro che la sua resistenza all’umiliazione.

L’uomo passò all’ora convenuta. I due divergevano su quello che significava “vestito da cocktail”. Guardò l’orologio e le disse che conosceva un negozio di abbigliamento che chiudeva alle nove, si dovevano sbrigare per comprare un vestito più appropriato al luogo dove sarebbero andati. Lei sentì che in quel modo si sarebbe giocata il denaro che le spettava. I vestiti da cocktail sono cari, pensò. Indovinando quello che pensava la sua accompagnatrice dietro quel viso serio e pensieroso, le assicurò che quella spesa non avrebbe diminuito la sua ricompensa. Gabriela accettò felice. I vestiti nuovi la facevano sentire nuova quando li indossava, anche se poi finiva per fare le stesse sciocchezze che faceva la vecchia Gabriela.

Poco dopo la macchina si fermava davanti a una villa a sud della città. Sin dal loro arrivo, l’uomo la presentò come la sua amica, con uno sguardo divertito la cui intenzione era far pensare ai suoi conoscenti che tra di loro c’era qualcosa in più.

I commenti positivi al suo vestito e il trattamento amabile le fecero dimenticare il motivo della sua presenza in quel luogo. I calici lunghi e la gente ben vestita la impressionavano, era felice di trovarsi a quella festa. Ogni tanto pensava che l’uomo si sarebbe pentito e tutto si sarebbe limitato a un tentativo di dare spettacolo. Lui beveva brandy. Il terzo in un’ora. Era quasi mezzanotte e la festa era al suo apogeo quando Gabriela si avvicinò per dirgli all’orecchio che aveva bisogno di fare una chiamata.

–E a chi?– domandò ad alta voce. Lei si sorprese per il tono, ma rispose che avrebbe chiamato un’amica.

–Che amica d’Egitto! Ti sei già scocciata? Ti sei resa conto che il tuo vocabolario di cento parole non ti basta per parlare con nessuna delle persone che sono qui?

Gabriela sentì un colpo nello stomaco e lo guardava con gli occhi spalancati.

–Perché mi dici questo? Voglio solo fare una telefonata, non credo che questo …

–Perché ti dico questo? Perché è vero. Ti rendi conto di come ti esprimi? Sicuramente no. Sei un’ignorante. Tanta insistenza per venire a conoscere intellettuali e ora ti annoi e vuoi cercare un’amica. Sicuramente stupida come te, per rispondere al telefono a quest’ora.

Lei rimase in silenzio. Si rese conto allora che il suo lavoro era iniziato. Le guance erano accese e gli occhi le brillavano per la rabbia che sentiva. Provava un malessere genuino, la gente che fino a qualche momento prima le parlava sorridendole amabilmente, la guardava ora con morbosa attenzione. L’uomo continuò:

–Ti sia chiaro che ti ho portato solo per la scopata che mi hai fatto fare, non perché credo che tu mi possa far fare bella figura, qui tutti sanno che sei la mia puttana.

–Stai esagerando– farfugliò lei alzando il viso per guardarlo negli occhi.

–Mi passa per il cazzo il tuo pudore. Cammina, vattene! Non voglio infastidire i miei amici con la tua presenza, aspettami in macchina, ordinò e Gabriela uscì senza salutare. Sentiva che l’uomo aveva ecceduto, ma pensò al denaro. Se l’era guadagnato, così obbedì.

L’uomo arrivò al parcheggio qualche minuto dopo. La guardò e le parlò a bassa voce:

–Abbiamo quasi finito… Andiamo! Idiota, sali in macchina! Non capisci quando parlo? Disse alzando il tono.

Una volta seduto al posto guida, il viso duro dell’uomo si trasformò in un enorme sorriso di soddisfazione.

–È stata bravissima. Prenda, qui c’è il suo denaro– disse porgendole cinque biglietti da duecento pesos. Gabriela li prese e se li mise in borsa.

–Posso chiederle perché…?

–No, non può chiedere nulla… Ma le dirò una cosa, e spero di non essere impertinente: la sua bellezza risplende quando qualcuno la umilia. Le sue guancie si fanno rosse e le si illuminano gli occhi. Le tremano le labbra. Senza intenzione di offenderla gratis, devo dire che chiunque vorrebbe umiliarla pur di vedere quello sguardo.

Non sapeva se si trattava di un complimento o di un’offesa: Nel dubbio la prima cosa che fece fu ringraziare per il commento. Nel caso si fosse sbagliata, poteva sempre dire che era una battuta.

–Grazie… Anche se per un momento ho pensato che mi avrebbe picchiato.

–Questo no. L’accordo era umiliarla verbalmente in pubblico. Nessuno chiamerebbe la polizia per qualche insulto.

Il resto del tragitto verso casa Gabriela rimase in silenzio, pensava a quanto era stato difficile, ma ricordò anche che non esisteva un lavoro che fosse semplice dal primo giorno. Poi fece due conti. Mille pesos per tre ore della sua vita non erano poco. Finale a parte, la festa era stata persino piacevole. Poteva considerarsi come la rappresentazione di un personaggio in un’opera teatrale. Perché no? Con il vantaggio che, essendo lei così sensibile, gli strilli le avrebbero sempre fatto diventare le guancie di quel colore. Non ricordava un’altra cosa che le venisse così bene come lasciarsi maltrattare e mangiarsi la lingua per non rispondere agli attacchi verbali.

Prima di scendere dalla macchina si voltò per dire qualcosa.

–Può conservare il mio numero. Se ha bisogno che lavori per lei in un’altra occasione, mi chiami.

–Lo farò. Grazie signorina, è stata una grande serata– disse lui con la faccia si chi si è tolto un peso di dosso.

Traduzione italiana di Roberta Previtera

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MULTIMEDIA:

LIBRI DI PAOLA TINOCO (Será por Libros)

"Paola Tinoco García", recensione (Leedor.doc)

"Gustos culpables", lettura (YouTube)

Intervista (YouTube)

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Fuente: Dal libro Oficios ejemplares, Madrid, Páginas de Espuma, 2010.

 

 

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