Sitios

Literatura en México

compartir en facebook  compartir en twitter

Cinco Décadas de Cuento Mexicano. Antología. Perea, Pitman, Taylor, Tedeschi, Valenzuela

La figlia dell’uomo della pioggia (Italiano)

Celso Santajuliana



Aveva gli occhi grandi, da cerbiatta, e da ragazzi passavamo sotto casa sua due o tre volte nel pomeriggio, per guardarla, attraverso un cancello di ferro, sull’alto balcone, mentre si dondolava insieme a sua nonna e sua madre, poi con sua madre, e poi da sola. Sempre con lo sguardo fisso verso la Porta del Mare, sempre con gli occhi ben aperti, come aspettando i pirati.

Chissà a cosa era dovuto tanto scompiglio, perchè gironzolavamo come cani in calore per vederla lì, a servire limonata con suoi vestiti larghi, gialli, spaventando le mosche con i suoi gesti da bambina. Sono innamorati di lei, disse Eutimio, che era nuovo nella scuola e nuovo anche nelle scorribande pomeridiane al Fortino che a quei tempi era sporco e senza erba, non come adesso, e dove i grandi ci regalavano una sigaretta per tutti per farcene andare; allora passavamo prima un’altra volta davanti alla casa della figlia dell’uomo della pioggia e poi al mare che iniziava un pò più in qua, perchè non esisteva la costa.

Fu Eutimio il primo a parlarle, Vieni con noi, Dove, Al mare, A fare che, Solo per vederlo, Lo vedo da qui. E subito sua nonna la riprese perché parlava con degli estranei, e ci cacciò a male parole mentre la figlia dell’uomo della pioggia salutava con la mano, di nascosto, e noi scappavamo correndo per andare a giocare alla Porta di Mare sicuri che lei ci stesse guardando mentre domandava alla nonna perché ci vestivamo tutti uguali e cos’era questa cosa della scuola, e per poi chiedere tra i singhiozzi che la iscrivessero, Lei non ha motivo di andare a scuola, le rispose la nonna, si vede da lontano che lei sarà una puttanella come sua madre e questo non si impara, si porta nel sangue.

Le ore per lei erano scandite dalle ceste di paglia che riusciva a tessere sua madre, o dalle flatulenze della nonna che la facevano svegliare per sorprendere nuora e nipote a guardarsi complici; allora la vecchia le malediceva in sogno ma senza che riuscissero ad uscirgli le parole, e tornava a masticare l’aria, come una mucca.

La nonna si svegliava prima delle cinque inseguendo il sole con gli occhi e faceva un segno con le dita, un movimento sobrio che la nuora aspettava per sospendere le faccende, sistemarsi la lunga gonna, baciare la sua bambina e raccogliersi i capelli davanti allo specchio. Allora la figlia dell’uomo della pioggia si affacciava dal balcone con le guance strette sul cancello, seguendo il piacere di sua madre ad andare lontano.

Vieni con noi, insisteva Eutimio, Dove, Al Forte, A fare che, A giocare ai pirati. Poi l’ombra della grande figura della vecchia le cadeva sulle spalle e noi fuggivamo correndo senza salutare, giù per la strada, fino a dove il riflesso del mare si invecchia, si corruga con le prime brezze che arrivano sempre sul tardi. E’ un mare annoiato, disse Eutimio che conosceva altri mari, e ci mettevamo a cercare i ricci tra le rocce finché qualcuno non menzionava di nuovo la figlia dell’uomo della pioggia, allora tornavamo un’altra volta sotto casa sua a guardare il balcone con le porte chiuse. Rimanevamo lì per cercare di ascoltare qualcosa; un rimprovero della nonna, i singhiozzi della bambina ripresa, o la madre che avvisava con voce allegra che la cena è pronta, o il noioso galoppo di un cavallo che torna a casa con il carretto più leggero. L’uomo della pioggia! Gridava qualcuno, e andavamo correndo verso la Porta di Terra, dispersi come pesci che si sentono in pericolo. 

Aveva le dita lunghe per indicare i gabbiani, e il corpo asessuato, se non fosse stato per quei seni che iniziavano ad accendersi sotto il vestito da lutto, con il quale prima di mezzogiorno si moriva di caldo, camminando lentamente dietro il carretto dell’uomo della pioggia che al posto dell’immenso barile arancione caricava una cassa di zapote, una bara senza adorni che imprigionava i resti dalla nonna. La gente in processione era poca, il silenzio no, il caldo nemmeno. Noi invece di andare a nuotare come tutti i sabati, eravamo lì, a pochi passi dalla figlia dell’uomo della pioggia che ogni tanto si girava, sorridendo di fronte al compiacimento della madre. Fu durante il rito prima della sepoltura che Eutimio la chiamò, Puoi scegliere uno di noi, le disse, Quello che vuoi, Scegliere per cosa, Perchè sia il tuo fidanzato. La figlia dell’uomo della pioggia ci diede una rapida occhiata e scelse Alfredo, che diventò tutto rosso, e ancora di più quando lei salì sulla lastra di una tomba per riuscire a dargli un bacio sulla guancia.

Da allora furono pochi i pomeriggi che trovavamo madre e figlia sedute sulle sedie a dondolo. Dopo che morì la vecchia, la nuora stava poco in casa, non aspettava più che suonassero le cinque per andarsene, appena il tempo di far depositare un poco il pranzo e tornava in strada, allora noi rimanevamo sotto il balcone, a parlare di qualsiasi cosa fino al giorno in cui la figlia dell’uomo della pioggia chiese ad Alfredo di entrare; noi altri restammo vicini al portone, cercando di sentire qualcosa, impazienti mentre la notte ci raggiungeva carica di fantasmi, però nessuno si mosse finché non vedemmo da lontano l’uomo della pioggia che scendeva dalla Porta di Terra, tirando il cavallo perché non si imbizzarrisse, allora iniziammo a gridare finché non scese Alfredo.

Che avete fatto, chiese Eutimio, Niente, sarebbe stata la risposta di Alfredo, coerente con la sua timida moderazione.

Alcuni giorni dopo Alfredo iniziò a parlarci dei collettori, degli enormi imbuti di lamina che terminavano in grossi tubi, ci raccontò anche che nel patio erano interrati vari serbatoi per raccogliere l’acqua della pioggia, che poi, mediante pompe a pedali, veniva fatta arrivare alla cisterna del carretto. C’erano anche dei barilotti dove venivano raccolte le piogge più strane, e dentro la casa, nel corridoio, c’erano delle piccole botti di acque lustrali e bisestili. Questo fu tutto quello che disse Alfredo, e dei baci lo venimmo a sapere perchè la figlia dell’uomo della pioggia lo raccontò a Eutimio, e per chiarire i suoi dubbi gli parlò anche degli usi dell’acqua; quella che si raccoglie di mattina si usa per rimediare ai problemi della pelle, quella di quando il sole è già alto serve per i problemi allo stomaco, quella del pomeriggio per il dolore ai polmoni e quella di quattro notti consecutive per i danni causati da mali amori. Gli disse anche che Alfredo baciava tremando e senza aprire le labbra. L’acqua di stagione la usano le donne per lavarsi i capelli, quella di maggio è per le cose urgenti, quella di settembre per benedirla e l’acqua del nord per lavare i morti. Allora Eutimio le disse Io sì, so baciare, e lei gli rispose Sono già fidanzata.

Aveva la pelle chiara perché non prendeva mai il sole, e sulle spalle bianchissime risaltavano le lentiggini ancora più bianche. Sembri una salamandra, disse Eutimio cercando di imbruttirla, perchè era geloso, ma la figlia dell’uomo della pioggia era bella o almeno così ci sembrava.

Un pomeriggio la convincemmo ad uscire, E se mi scoprono ? Tua madre non rincasa mai prima delle sette, E se la incontriamo per strada ? Andiamo al Forte, lì non ci va mai nessuno. Andammo lì e grande fu la sorpresa di non trovare i grandi ad offrirci sigarette per impedirci l’entrata; non appena ci arrampicammo sulle pietre della muraglia sentimmo dei rumori, dei lamenti di dolore ed euforia azzittiti al loro rimbalzare tra le pietre. C’erano tutti grandi nudi, ad aspettare il loro turno per gettarsi sulla donna dell’uomo della pioggia.

E’ una puttana, ci dissero in seguito i grandi, Una che ? Le diamo dei soldi e si lascia scopare.

Il giorno dopo tutti cooperammo affinché Alfredo andasse con alcune monete a visitare la figlia dell’uomo della pioggia, che secondo quando ci disse, lo ricevette nuda, lui le diede il denaro e lasciò che i suoi istinti facessero il resto, ma non ci furono né gridolii né lamenti, appena un Ahii mi fa male, seguito dalla piccola emorragia che bastò a riempire la notte di Alfredo di incubi. Dobbiamo chiamare i grandi perché ci insegnino, suggerì Eutimio, e lo proponemmo a suo fratello, ma a condizione che ci lasciassero essere presenti.

Quell’idea brillante servì a ben poco, in effetti ci furono lamenti e gridolii, ma la figlia dell’uomo della pioggia non ci volle più ricevere; divenne popolare tra gli studenti e non ebbe più tempo per parlare del mare e dei pirati.

L’acqua della luna serve per rimanere incinta, disse a Eutimio due anni più tardi, quando lui alla fine riuscì a convincerla a farsi ricevere, L’acqua della luna nuova per evitarlo e della luna calante per rimanerci. Eutimio fu l’unico della banda che riuscì a entrare da lei, nei tempi in cui la donna dell’uomo della pioggia era appena scomparsa, dicono che andò in viaggio con alcuni gringos, ma di certo non si seppe mai nulla, e la figlia dell’uomo della pioggia non fece commenti al riguardo, prese con naturalità l’obbligo di badare a suo padre e alla casa. Sei uguale a tua madre, le disse una notte l’uomo della pioggia mentre cenavano, Uno vi da del denaro che non serve a nulla e voi ci fate miracoli.

Aveva sogni umidi, da pesce e le parole tristi per vivere circondata d’acqua.

Regina Saskátchewan, autunno 1995

Traduzione italiana di Camilla Fratini
 

 

 

Redes sociales