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Cinco Décadas de Cuento Mexicano. Antología. Perea, Pitman, Taylor, Tedeschi, Valenzuela

Le madri (Italiano)

Fabio Morábito



Cominciava ai primi di giugno, a volte, altre volte dopo.

Ad ogni modo, non era affatto piacevole giocare a casa di un amico e all’improvviso, un attimo dopo che lui era andato in bagno o in cucina a prendere un bicchiere d’acqua, vedere uscire dalla stanza accanto sua madre tutta nuda e disponibile. Bisognava affrontarla senza l’aiuto di nessuno, perché quasi sempre la madre si rinchiudeva con te nella stanza fermando la porta con il chiavistello.

Ci avevano insegnato a colpire le madri al petto, alla testa e al basso ventre, ma c’erano madri robuste, altre agili come cervi e altre grasse che cercavano di schiacciarti fino a che ti arrendevi a prestarti ai loro capricci.

Cadere in potere di una madre significava rimanere intrappolato tra le sue grinfie per tutto il mese di giugno. Dal tramonto in poi si doveva fare attenzione con quelle che rimanevano nascoste fra gli alberi. Di solito si arrampicavano nude su qualche tronco, con i seni pesanti, e i bambini si divertivano lanciando loro oggetti affilati con le proprie fionde. Se qualcuna mostrava l’intenzione di venir giù, la gente si ritirava verso l’altra parte della strada e da lì osservava la discesa della madre, che invariabilmente aveva ferite e tagli su tutto il corpo a causa del continuo sfregamento sulla corteccia.

Era lì, sugli alberi della strada, che le madri trascorrevano la maggior parte del tempo a gemere di desiderio e a scrollare i rami.

Al tramonto quasi tutte scendevano e si raggomitolavano in qualche portone per trascorrere la notte e i figli approfittavano di questo momento per curare loro le ferite, portare del cibo e coprirle con una coperta. Molte si svegliavano più tardi e si mettevano a camminare senza meta, o con l’unico fine che le manteneva in vita, che era quello di essere possedute, percosse e graffiate. Diventavano sempre più frustrate e astute, correvano senza fare rumore e organizzavano piccole imboscate.

Era frequente ascoltare all’alba, proveniente da qualche terreno abbandonato o da un edificio in costruzione, i gemiti delle madri che sottomettevano le proprie prede.

Potevi allora avvicinarti in tutta tranquillità, perché una madre che aveva già la sua preda non rappresentava un pericolo. La vittima (un impiegato, un operaio), attanagliata fra i grandi muscoli, si ritorceva come un verme nel becco di un passero. La madre faceva con lui tutto quello che voleva per tutto il mese di giugno.

 

 

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