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Cinco Décadas de Cuento Mexicano. Antología. Perea, Pitman, Taylor, Tedeschi, Valenzuela

Innocenze hitleriane (Italiano)

Innocenze hitleriane (Italiano)



Ana Clavel



“Voglio il tuo pube di bambina”, disse il mio uomo mentre guidava l’auto che ci avrebbe portato fino a casa sua quella notte. Dopo essere venuto a prendermi all’aeroporto si era diretto verso un ristorante dove cenammo sorridenti e silenziosi. La verità è che anche gli sguardi ci nutrivano dopo mesi in cui avevamo mantenuto solo contatti telefonici e di posta elettronica.

Con certezza sapevo solo tre cose di lui: che gli piacevano le macchine sportive, che non ballava il tango malgrado fosse argentino e che lo appassionavano i libri che parlano della memoria.

Era stato rischioso viaggiare per conoscerlo, ma mi convinsero la sua indecisione, i suoi stratagemmi da agente di commercio che passa le notti in diverse città, il suo sfrenato rimandare i nostri incontri.

Una mattina presi il telefono e lo affrontai: “Vado in California…”, “Quando?”, mi chiese sussultando. “Quando ci sei tu…”. Non ebbe altra scelta che accettare.

Uscimmo dal ristorante e giocammo durante il tragitto. “Ti divorerò per tutta la notte”, mi minacciò senza scrupoli. Ai semafori mi baciava e palpava i miei seni e le mie gambe. Quando fummo quasi arrivati nascose la sua mano nel mio pube e lanciò la sua supplica che era ordine, che fu promessa: fra le sue mani sarei tornata nuovamente pubere. 

Mossi da tanta attesa, iniziammo a svestirci in ascensore. Appena entrammo nell’appartamento, mi portò in bagno tra baci e carezze assetate. Quindi mi allontanò un istante per munirsi di forbici, pettine, spuma. Cosicché non era una bugia. Obbediente, lo lasciai fare. Si dedicò al lavoro di rasarmi come se potasse un giardino di fiori: attento, intransigente. Nello specchio scoprii che il mio pube, biancheggiante eccetto per una misericorde linea centrale, sorrideva con un verginale pudore neofascista. 

Mi portò in braccio fino al letto. Iniziò a baciarmi con baci corti e modulati. Mi toccava con una delicatezza veemente come se io fossi una bambola di porcellana e temesse di rompermi. All’improvviso, si fermò: si inginocchiò ai piedi del letto e si offrì di prepararmi un dolce, di portarmi all’acquario, di mostrarmi la fine dell’arcobaleno se avessi aperto le gambe e gli avessi permesso di contemplarmi.

Il mio pube abbozzò una risata franca, gioiosa, impudica secondo lui. Io mi godevo il suo fascino, il suo sguardo erettile che mi scolpiva come una statua vivente. Non potetti più resistere. Sull’orlo del naufragio, provai ad attirarlo verso il mio interno affinché affogassimo insieme. Il mio uomo saltò all’indietro. Il suo corpo prima vigoroso, ora era quello di un lattante: “Non ho mai violentato una bambina”, piagnucolò incapace.

Un’ora dopo ero di ritorno all’aeroporto. Quando mi piacque me ne andai. Intatta come una nubile onda adolescente.

Traduzione italiana di Michela Guida

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MULTIMEDIA:

LIBRI DI ANA CLAVEL (CNL-INBA)

Cuerpo náufrago (website)

El dibujante de sombras (YouTube)

Lettura di varie opere (UNAM)

INTERVISTA (Artefacto Magazine di Aculco Radio)

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